di Baldo Tronfini ( The director)
Benvenuti nel manuale di gestione della moderna Big Science.
Se siete stati nominati al vertice di un Ente Pubblico di Ricerca, dovete eventualmente guarire dall’ingenua retorica sul “valore del capitale umano”. Nella ricerca di Stato contemporanea, le persone non sono risorse da coltivare: sono algoritmi temporanei da spremere e, al momento opportuno, formattare.
La vostra Bibbia è la Valutazione della Ricerca dettata dal ministero di Università e Ricerca dello stato libero di Bananas. Non serve a fare buona scienza, serve a fare buona cassa. Il meccanismo è di una semplicità burocratica celestiale. Eccovi le regole d’oro per scalare le classifiche nazionali e piazzarvi sul podio dei migliori istituti nazionali, azzerando i costi fissi del personale.
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Regola 1: L’infrastruttura è il l colon retto dell’innovazione: trattiene il merito e espelle le competenze. Una sorta di colon pulsante dell’ecosistema.
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Regola 2: Abbandonare i veterani. Il personale permanente, quello stabilizzato con le vecchie regole del posto fisso, ha un difetto imperdonabile: ha smesso di avere paura. Senza il terrore del domani, la produttività cala. Lo dicono i numeri ufficiali: se il personale stabile viaggia su un mediocre indicatore di qualità di 0,66, voi dovete ignorarlo. Lasciateli nei loro uffici. Il vostro oro non è lì.
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Regola 3: Tenere sempre a mente il miracolo dei “ricercatori in mobilità”. Il vostro vero motore strategico è la disperazione controllata.
Reclutate ricercatori con contratti a termine, precari, o promettete avanzamenti di carriera legati a scadenze imminenti. Chiamateli, con un magnifico neologismo manageriale, “personale in mobilità”.Questa categoria produrrà scienza a ritmi forsennati per un motivo elementare: spera che voi la confermiate. Sotto il ricatto della scadenza contrattuale, vi consegnerà prodotti scientifici eccezionali ed eccellenti, capaci di registrare medie da capogiro, come un solido 1,09 che straccia la media nazionale. Nel vostro bilancio, il 96% dell’eccellenza deve essere firmato da chi ha un piede già fuori dalla porta.
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Regola 4: Estrarre il valore e smaltire del rifiuto. Quando l’agenzia nazionale aprirà le finestre di valutazione, prendete i lavori migliori prodotti dai vostri precari di punta. Un solo cervello brillante può produrre da solo il 6% dell’intera valutazione dell’ente, firmando articoli di altissimo livello nei settori più competitivi della scienza di frontiera.
Incanalate questi dati nel sistema. Una volta che il codice fiscale del ricercatore ha trasferito il punteggio nei server ministeriali, quel punteggio è vostro. Diventa patrimonio dell’ente per i successivi cinque anni. Genererà finanziamenti premiali, accreditamento politico, visibilità sui giornali e bonus di produzione per la governance. Il punteggio resta, il ricercatore può andare.
A questo punto si compie il capolavoro manageriale: il contratto del precario eccellente scade. Vi chiederanno di confermarlo, porteranno a riprova del loro valore professionale le evidenze dell’agenzia nazionale. Voi guardateli con indulgenza burocratica e allargate le braccia invocando i “rigidi piani di fabbisogno”, i “vincoli di bilancio ministeriali” o le “le strategie dell’ente”, chiamateli “frustrati” se insistono. Per la vostra tutela, lasciate agli atti valutazioni della performance a ribasso e in caso, offrite dei soldi, banconote da 20 euro preferibilmente, perché il blu tende ad avere un effetto calmante sul precario. Intanto, godete del vantaggio politico della mancata conferma. Trattenere una risorsa eccellente è un errore da dilettanti della gestione pubblica: un costo inutile:
Il punteggio della valutazione lo avete già incassato. Pagare uno stipendio a tempo indeterminato per i prossimi trent’anni per una competenza che vi ha già dato il massimo è un’inefficienza economica.
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Regola 5: La rigenerazione del terrore. Mandando a casa chi ha preso il massimo dei voti, lancerete un messaggio chiarissimo a tutti gli altri precari rimasti:
“Se non è bastato a loro essere iperefficienti, pensate a cosa succederà a voi se smettete di produrre”
La produttività del trimestre successivo salirà alle stelle.
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Regola 6: L’esportazione del merito. Se quel ricercatore andrà all’estero o in un istituto concorrente, potrete persino vantarvi nei vostri talk show del fatto che il vostro ente “forma eccellenze globali”, rivendicando il merito della sua fuga. Il perfetto manager della ricerca sa che la valutazione è una splendida macchina per il lavaggio del merito: si prende il talento delle persone, lo si trasforma in statistica di Stato e si restituiscono le persone alla strada.
7. Regola 7: Festeggiate il podio, stappate lo spumante e, mi raccomando, non lasciatevi mai commuovere dai nomi propri di chi ha scritto quelle carte. I numeri non piangono.

Non ci resta che piangere