Se immaginiamo una società animale, tendiamo ancora a costruirla con uno schema abbastanza elementare: maschi più grandi, più forti quindi dominanti. La natura, però, sembra avere una certa allergia per gli organigrammi troppo semplici.
Un lavoro pubblicato nel 2025 su Communications Biology ha analizzato trent’anni di osservazioni su sei comunità selvatiche di bonobo. E i numeri sono notevoli: mediamente le femmine hanno vinto il 61% dei conflitti con maschi adulti e subadulti e ciascuna femmina occupava una posizione gerarchica superiore a circa il 70% dei maschi.
Non perché siano più grandi. Nei bonobo esiste infatti un dimorfismo sessuale a favore dei maschi. E neppure perché nei gruppi ci siano semplicemente più maschi o perché la fisiologia riproduttiva renda le femmine temporaneamente più influenti. Tra le tre ipotesi testate dai ricercatori, quella sostenuta dai dati è un’altra: le alleanze.
Le femmine formano coalizioni e, nell’85% dei casi, queste coalizioni sono dirette contro maschi. Nelle comunità e negli anni in cui le coalizioni femminili sono più frequenti, le femmine vincono più conflitti e occupano posizioni gerarchiche più elevate.
Il punto interessante, però, va oltre la semplice idea che “nei bonobo comandano le femmine”.
Il quadro è molto più fluido e ci dice che il potere può emergere dalla rete, dal sostegno reciproco, dalla capacità di costruire relazioni. Gli stessi autori sottolineano che il grado di potere femminile varia tra comunità e nel tempo, proprio in relazione alla frequenza delle coalizioni.
E allora forse la parte più affascinante non è scoprire che le femmine possono dominare i maschi. È scoprire che, perfino in una specie così vicina a noi, il potere non è determinato dalla forza fisica.
Non basta essere più grandi, per essere più forti servono alleanze.
