Una retina degenerata può tornare a rispondere alla luce grazie a materiali biomimetici, nanoparticelle fotosensibili iniettate direttamente nell’occhio.
Nel 2364, nell’universo di Star Trek: The Next Generation, Geordi La Forge vede grazie a un VISOR, un dispositivo esterno capace di trasformare la radiazione elettromagnetica in informazioni interpretabili dal cervello.
La ricerca reale ha imboccato una strada simile ma con un approccio ancora più radicale: invece di mettere un dispositivo sensibile alla radiazione visibile davanti agli occhi, prova a portare direttamente il materiale fotosensibile dentro il tessuto biologico.
Un gruppo internazionale guidato da Menglin Chen dell’Aarhus University, in Danimarca, ha sviluppato nanoparticelle di nitruro di carbonio grafitico, grandi circa 300 nanometri, capaci di comportarsi come minuscole interfacce fotovoltaiche tra luce e cellule nervose. Qui l’articolo che riporta lo studio, pubblicato su Nature Biomedical Engineering.
Quando vengono illuminate, queste particelle innescano processi fisici e chimici nell’ambiente circostante che possono attivare le cellule nervose ancora funzionanti della retina. L’idea è sfruttare proprio ciò che resta intatto dopo la degenerazione dei fotorecettori.
Nei topi con retinite pigmentosa avanzata, le nanoparticelle si sono accumulate vicino alle cellule gangliari retiniche. Illuminando l’occhio, i ricercatori hanno rilevato segnali nella corteccia visiva e osservato risposte comportamentali alla luce. In tessuto retinico di maiale, inoltre, la luce LED ha attivato cellule gangliari quando le nanoparticelle erano presenti.
È importante non correre troppo: questo non significa aver restituito una visione normale. Lo studio mostra però che una retina degenerata può tornare a generare una risposta biologica alla luce anche quando i fotorecettori sono in gran parte perduti.
La prospettiva è quella di una possibile protesi retinica iniettabile, senza ricorrere a modifiche genetiche delle cellule. Prima di arrivare all’uomo serviranno però studi approfonditi su sicurezza, stabilità, distribuzione del materiale e funzionamento nel tempo.
La fantascienza immaginava un visore. La ricerca, per ora, prova a far entrare la luce direttamente nella materia vivente.
