Abbiamo ingaggiato gli squali per fare un lavoro che i satelliti non riescono a fare.
Mentre investiamo miliardi in tecnologie per osservare gli oceani, sono gli animali che ci forniscono alcuni dei dati più preziosi.
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Uno studio pubblicato su npj Climate and Atmospheric Science dimostra che se dotiamo gli squal di sensori elettronici, questi possono funzionare come veri e propri “osservatori mobili” dell’oceano. Il lavoro, coordinato da Laura H. McDonnell, mostra come i dati che vengono raccolti, che includono profondità e temperatura, possano migliorare le previsioni climatiche marine, riducendo gli errori fino al 40% in alcune regioni dell’Atlantico nord-occidentale.
Si tratta di una strategia mirata. Gli squali infatti nuotano naturalmente nelle aree più dinamiche, in vortici oceanici, dove i modelli climatici tradizionali raccolgono meno dati. In altre parole, vanno esattamente dove servirebbe misurare di più perché è lì che trovano cibo.
Il progetto nasce da una collaborazione interdisciplinare tra biologi marini e scienziati dell’atmosfera. Diciotto squali blu e uno squalo mako hanno generato oltre 8.000 profili temperatura-profondità, raggiungendo quasi 2.000 metri. Integrati nei modelli climatici, questi dati hanno prodotto miglioramenti misurabili nelle previsioni stagionali, soprattutto nelle aree costiere più complesse.
Quindi gli squali possono aiutarci a completare le analisi tradizionali con un contributo unico che soltanto loro possono fornire.
Ma è davvero così importante essere precisi nelle previsioni oceaniche? Ebbene si, perché possono influenzare la pesca, la logistica marittima, la gestione delle risorse e l’ adattamento climatico. In questo contesto, anche piccoli miglioramenti possono tradursi in decisioni di grande impatto.
Ecco un esempio di innovazione che non consiste nel costruire qualcosa di nuovo, ma nel riconoscere quanto la natura possa supportare il progresso, e nel comprendere che forse dovremmo integrarla in modo più sistematico e strategico nella ricerca di un benessere collettivo.

Articolo molto interessante