Vi è mai capitato di entrare in una stanza e sentire un odore capace di cambiare il modo in cui la abitate? La pioggia sul cemento caldo, il bucato asciugato al sole, una casa rimasta chiusa, la pelle di qualcuno che amiamo o abbiamo amato. L’odore dei figli, delle madri, di un luogo che pensavamo dimenticato.
Li riconosciamo subito. A volte sembra quasi che siano loro a riconoscere noi catturandoci.
Echo è un romanzo di Irene Kriz disponibile negli Amazon store che parte proprio da qui e lo racconta in modo grottesco, ma efficace: l’idea che l’olfatto non sia un senso minore, bensì una scorciatoia potentissima verso memoria, emozione e corpo. Le molecole odorose attivano recettori specializzati e l’informazione raggiunge circuiti cerebrali coinvolti non solo nella percezione, ma anche nella memoria autobiografica e nella risposta emotiva.
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Per questo oggi si parla sempre più spesso di profumi funzionali (un articolo recentissimo e interessante ne parla su Vanity Fair): fragranze pensate non solo per essere gradevoli, ma per accompagnare uno stato mentale – calma, concentrazione, riposo, presenza. Il punto, però, non è vendere l’illusione che un odore possa “curare” un’emozione. Sarebbe comodo, e abbastanza inquietante. Un profumo può diventare piuttosto un segnale: una soglia sensoriale, un rituale, un modo per dire al cervello: “adesso cambia stanza”.
Ma la biologia degli odori è anche biografia. Lo stesso aroma può rilassare una persona e respingerne un’altra, perché ogni odore incontra associazioni, ricordi, aspettative, differenze individuali e perfino tratti emotivi. Ce lo spiega la ricerca di Stephanie L. Grella, ricercatrice della Boston University (l’articolo originale qui).
In Echo racconta una storia fatta di odori prima che di immagini e Viola è una ricercatrice che si muove esattamente su questo confine. Se un odore può rendere vivo un ricordo con una forza quasi fisica, dove finisce il conforto e dove comincia l’illusione?
Possiamo usare una traccia sensoriale per prenderci cura della memoria, o rischiamo di restarne prigionieri?

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