Le cellule tumorali, nel cuore, sembrano avere vita complicata. E il motivo potrebbe essere più semplice del previsto: non stanno mai ferme.
Mentre organi come polmoni, fegato, seno o colon sono frequentemente colpiti da tumori, il cuore rappresenta un’eccezione sorprendente. I tumori cardiaci primari sono infatti estremamente rari. Per anni, questa apparente protezione è stata attribuita alla natura delle cellule cardiache, che smettono presto di dividersi. Una nuova ricerca pubblicata su Science suggerisce però un altro protagonista: il battito.
Lo studio, coordinato dall’Università di Trieste in collaborazione con l’ICGEB e il Centro Cardiologico Monzino, identifica nel movimento continuo del cuore un fattore protettivo fondamentale. Il tessuto cardiaco è sottoposto a stimolazioni meccaniche costanti, contrazioni, pressioni e deformazioni, che si ripetono migliaia di volte al giorno.
Queste forze non servono solo a pompare il sangue, ma creano un ambiente sfavorevole alla crescita tumorale. Gli esperimenti mostrano che, in presenza di un battito normale, la proliferazione delle cellule cancerose rallenta. Quando invece la stimolazione meccanica viene ridotta, i tumori crescono più facilmente. Le forze meccaniche influenzano direttamente il comportamento cellulare, modulando i meccanismi che regolano l’attivazione dei geni e limitando così la capacità delle cellule tumorali di moltiplicarsi.
Come spiega Serena Zacchigna (Università di Trieste e ICGEB), coordinatrice dello studio, la pulsazione cardiaca può agire come un soppressore naturale della crescita tumorale. Allo stesso tempo, il fatto di essere una pompa meccanica, limita la capacità rigenerativa del cuore.
Le implicazioni sono rilevanti: in futuro, stimoli meccanici controllati potrebbero essere utilizzati per influenzare la crescita tumorale anche in altri tessuti. Una prospettiva ancora sperimentale, ma che apre a un’idea affascinante: la fisica del corpo come alleato nella lotta contro il cancro.
