Stamattina ho mostrato l’immagine a destra a due persone affidabili, due cavie perfette: mia suocera e mio figlio adolescente. Il test era semplice: “Secondo voi cos’è?”. Dopo qualche minuto, mia suocera ha decretato che fosse un portafrutta antico. Mio figlio, invece, più propenso a cercare un’origine biologica nelle cose, si è lasciato sedurre dalla simmetria delle forme e da quegli estremi che sembrano manine, concludendo che doveva trattarsi di un mostriciattolo marino.
A modo loro, hanno colto entrambi qualcosa. Mia suocera l’antichità, mio figlio l’origine marina e biologica. Perché in effetti esseri come quello in foto non appartengono ancora del tutto alle categorie con cui siamo abituati a pensare gli animali, sono parenti lontanissimi di un mondo che stava ancora imparando a diventare complesso.
Si tratta di uno dei fossili emersi dal Jiangchuan Biota (Yunnan, China), un sito fossilifero scoperto nel sud-ovest della Cina: nella foto a sinistra un fossile definito simile a “Haootia”, di circa 554-539 milioni di anni fa, a destra una ricostruzione artistica. Haootia in senso stretto è un genere descritto da fossili trovati a Newfoundland, in Canada, e il nome deriva da una parola beothuk lingua indigena di Terranova, tradotta con Demone.
E’ presumibilmente un lontanissimo parente di coralli e anemoni, vissuto in un epoca precedente al Cambriano. Questo studio non solo aggiunge meraviglie al catalogo del passato, ma costringe anche a rivedere una delle narrazioni più celebri della storia della vita: quella dell’esplosione cambriana. Per anni abbiamo infatti immaginato la grande diversificazione animale come un inizio improvviso, all’alba del Cambriano, circa 539 milioni di anni fa. Questa scoperta suggerisce invece che molti gruppi complessi fossero comparsi prima e più che un’esplosione improvvisa, forse quello del Cambriano è il momento in cui qualcosa che covava da tempo è diventato finalmente evidente.
In effetti, il passato, soprattutto se molto lontano, non ci arriva intero. Potremmo perderci interi step evolutivi semplicemente perché le condizioni di conservazione non ne hanno favorito la sopravvivenza nel record fossile. Quello che ricostruiamo, quindi, è solo la parte della storia della vita che è riuscita a restare leggibile.
I dettagli dello studio si trovano su The dawn of the Phanerozoic: A transitional fauna from the late Ediacaran of Southwest China, pubblicato su Science da un gruppo di ricerca guidato dall’Oxford University Museum of Natural History, dal Department of Earth Sciences di Oxford e dalla Yunnan University.
